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5 maggio 2006

IL LAVORO NERO IN ITALIA - QUALI SOLUZIONI ?


categorie: lavoro nero Italia, PIL, emersione, miliardi di euro, lavoratori, datore, misure

Il problema del lavoro nero in Italia è uno di quegli argomenti che viene trattato maggiormente durante la campagna elettorale dai nostri politici, ma che alla fine di ciascuna legislatura rimane comunque una piaga irrisolta e spesso addirittura in espansione.
Oggi si stima che il lavoro nero in Italia riguardi all'incirca 6 milioni di persone, con un giro di affari di circa 200 miliardi di euro, grosso modo il 18% del PIL.

La domanda allora è: Esiste o no un modo per risolvere questo problema?
Io credo di sì, almeno in parte.

Per far ciò, ritengo siano necessarie delle misure forti, dei provvedimenti importanti e forse anche impopolari, ma che possano dare degli effetti concreti molto di più delle chiacchiere in poltrona pre-elettorali.
Quali misure?

1) Inasprimento delle pene per chi assume lavoratori al nero, che possano andare dalla multa salatissima alla chiusura dell'attività, fino all'arresto del datore di lavoro.
2) Permesso di soggiorno garantito per quei lavoratori extracomunitari che denunceranno il loro "sfruttatore".
3) Riduzione generale del costo del lavoro, ed esonero dal pagamento dei contributi per i primi 3 anni per quei datori che regolarizzeranno i lavoratori al nero.
4) Non abolire la legge 30 (legge Biagi), ma casomai rivederla su alcuni punti.
5) Aumento dei controlli della GDF e istituzione di un numero telefonico per le denunce, anche anonime.

Queste sono le prime che mi vengono in mente, e non penso siano di così difficile attuazione.
Casomai manca la volontà di metterle in pratica da parte di chi predica bene e poi razzola male, indipendentemente dallo schieramento politico a cui appartiene.


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5 commenti:

carlo ha detto...
 

Quando leggo queste notizie, quando sulle cronache quotidiane leggo di operai deceduti sui cantieri, non assicurati e non riconosciuti, mi commuovo in pari misura di quando leggo di militari italiani morti in Irak, in Afganistan o altrove. Solo che per i primi non ci sono nè risarcimenti nè funerali solenni.
Spesso tali operai accettano condizioni capestro per assicurare un tozzo di pane alle loro famiglie e non per loro volontà. Sono lontano da quegli "stupidi" che gridano 10 100 1000 Nassirie... ma riflettiamoci...

Anonimo ha detto...
 

Bel post, lavoro da circa 5 anni sulle tematiche per trovare delle misure per far emergere il lavoro non regolare, sono passata da un governo all'altro lavorando su progetti interessanti, ma forse poco pubblicizzate. Alcune delle tue proposte state anche messe in atto ma con scarsi risultati.
Micaela

icedada ha detto...
 

Non credo proprio che le soluzioni da te proposte potrebbero risolvere il problema (tra l'altro sono soluzione già sperimentate e fallite).
a mio avviso c'è un unica soluzione per limitare al massimo il lavoro nero, cambiare totalmente la fiscalità italiana, passare dalla tassazione dei redditi alla tassazione degli utili.
Esempio:Reddito annuale da 0 a 20.000€ (da questo detrarre tutte le spese sostenute e documentabili da ricevute fiscali e fatture)quello che rimane, se rimane va tassato al 23%
Reddito annuale da 20.001€ a 100.000€ (da questo detrarre tutte le spese sostenute e documentabili da ricevute fiscali e fatture) tassazione sulla rimanenza del 33%, da 100.001 ed oltre (da questo detrarre tutte le spese sostenute e documentabili da ricevute fiscali e fatture) tassazione sulla rimanenza al 43%.
Abolizione di tutte le altre imposte IRAP, IVA, ACCISE, Marche da bollo, ecc.. che gravano sui consumi sul lavoro e sui servizi.
Riequilibrio della spesa sociale, sanità pubblica pagata dalla fiscalità generale e da tutti i cittadini che lavorano in egual misura.
Abolizione dell'INAIL con introduzione di forme private di assicurazione sugli infortuni a carico del datore di lavoro al 100%.
Possibilità di scegliere la quantità di contributi previdenziali INPS da versare, (con una quota minima obbligatoria) 100% a carico del lavoratore (eliminazione della quota pagata dal datore di lavoro.
Riduzione della forbice tra stipendi dei dipendenti pubblici e privati e tra gl istipendi di dirigenti ed operai (oggi abbiamo dirigenti che guadagnano più di 10.000€ al mese ed operai che guadagnano 850€ al mese).
Introduzione dello stipendio minimo di primo inserimento, pari a 1.000€.
Conferma delle legge Biagi,
Non creare nuove forme sociali di assistenzialismo, ma alzare gli stipendi per permettere un autosufficenza anche nei periodi di fermo. più il rapporto di lavoro è breve e precario più lo stipendio deve essere alto.
Es. Lavoratore generico attualmente: 1 mese di lavoro dai 450€ a 800€, 6 mesi= 800€, a tempo indeterminato= dai 900€ ai 1.150€ dopo anni di anzianità.
Lavoratore generico nuova formula: 1 mese di lavoro 3.000€, 6 mesi= 2.500€, a tempo indeterminato=1.700€.
Se tutti hanno vantaggio a pagare le tasse tutti le pagheranno, se tutti hanno vantaggio a pagare le spese sociali tutti le pagheranno.
Dopo l'introduzione di questo sistema, il lavoro nero deve essere equiparato alla riduzione in schiavitù, quindi punito secondo me con l'ergastolo.

Anonimo ha detto...
 

il cameriere che lavoro in nero il fine settimana dubito che sia in condizioni di schiavitù....

Anonimo ha detto...
 

VINCENZO
IL LAVORO IN NERO?NN FINIRA' MAI E MAI ANDREMO IN PENSIONE,FAREMO MUTUI,COMPRARCI 1 NACCHINA ECT.SIAMO SPACCIATI


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