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28 novembre 2011

Decrescita felice, Pil e Bil


Decrescita felice, yogurt, downshifting, PIL, BIL, Maurizio PallanteIl consumismo sta distruggendo il sistema; pensate che se tutto il mondo consumasse quanto gli Stati Uniti, avremmo bisogno di ben 5 pianeti. Con la crescita economica di paesi un tempo sottosviluppati come Cina o Brasile, è evidente che le risorse della terra non basteranno per molto; è questo il motivo che spinge sempre più persone ad abbracciare un movimento cosiddetto di "decrescita felice", in cui sia necessario "rinunciare" a qualche inutile agio della vita moderna per ottenere benefici non misurabili in termini di PIL ma che portino benessere fisico e mentale. Per capire meglio questo concetto, sarebbe utile rileggere il discorso di Robert Kennedy del 1968.


Oggi più che mai le parole d'ordine nella politica sono crescita economica e crescita del PIL. Ma come si fa a pensare che sia ancora valido il binomio crescita = benessere?
Maurizio Pallante è uno dei massimi esperti in Italia di "decrescita felice" ed ha scritto numerosi testi sull'argomento. Uno dei suoi libri si apre con il famoso esempio dello yogurt, che vi riassumo brevemente: lo yogurt che acquistiamo normalmente al supermercato costa 5 euro al chilo, percorre circa 1500 Km prima di arrivare nel nostro frigorifero ed è contenuto in vasetti monouso di plastica. Fare lo yogurt in casa non richiede imballaggi né trasporto, non necessita di conservanti, costa solo un euro al litro, apporta maggiori fermenti lattici, non produce inquinamento né rifiuti. Tutto questo, però, ha degli incredibili effetti negativi sul PIL.


Non essendoci passaggi di denaro e quindi compravendita, ovviamente cala la domanda di merci, in particolare di yogurt, di carburante per portarlo sulle nostre tavole, di plastica e di cartone per imballarlo, oltre a meno spese per la raccolta dei rifiuti, facendo abbassare il PIL, ma non solo. Cala anche l'IVA, dunque ci sono meno entrate per lo Stato. Inoltre non utilizzando i vasetti monouso di plastica, si consuma meno petrolio, necessario a produrli: quindi meno emissioni di CO2 e calo ulteriore del PIL. Ma non è finita qua.


I fermenti lattici migliorano la situazione intestinale, rendendo inutili purganti. Cala la domanda di purganti, quindi meno trasporto di essi lungo le strade, calo del PIL e meno intasamento per le strade, con conseguente riduzione dello smog. Meno traffico e quindi anche meno incidenti e meno malattie respiratorie, dunque riduzione delle vendite di medicinali, meno ricoveri ospedalieri, meno spese mortuarie e di riparazione degli autoveicoli, meno vendite di automobili.


Il PIL non cresce, ma mi pare evidente che la qualità della vita migliori notevolmente (il meno noto BIL, Benessere Interno Lordo). Visto cosa riesce a fare un semplice yogurt auto-prodotto in casa?


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3 commenti:

Freeman ha detto...
 

Non so il post sia ironico, ma ovviamente prodursi in casa lo yogurt fa aumentare il PIL. Infatti alla produzione totale del soggetto dovuta al suo lavoro, si somma appunto lo yogurt fatto in casa. Inoltre con i soldi risparmiati potrà comprare altre cose oppure risparmiarli, trasformandoli quindi in nuovi investimenti e maggiore produzione futura. Se tutti quanti nel tempo libero ci dessimo da fare per produrre qualcosa il PIL aumenterebbe vertiginosamente! Eppure leggo continuamente che andare a piedi o riusare le cose farebbe diminuire il PIL… forse non è chiaro a tutti cos’è il PIL.

Riccardo ha detto...
 

Freeman, non sono d'accordo. Tratto da Wikipedia:

[...]Il PIL tiene conto solamente delle transazioni in denaro, e trascura tutte quelle a titolo gratuito: restano quindi escluse le prestazioni nell'ambito familiare, quelle attuate dal volontariato (si pensi al valore economico del non-profit) ecc.

Il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché entrano a farne parte, ad esempio, i danni provocati dai crimini (riciclaggio di denaro), dall'inquinamento, dalle catastrofi naturali. In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, con i servizi connessi ai funerali, fa crescere il PIL.

Freeman ha detto...
 

1 – no-profit: non si sommano (virtualmente) ma lo fanno comunque aumentare, infatti si tratta di beni e servizi in più, che quindi non devono essere prodotti dalle attività profit, che quindi possono produrre altre cose, la somma totale è quindi maggiore. Senza contare le risorse mobilitate per produrre tali beni e servizi no profit. Comunque il mio commento era relativo all’autoproduzione di yogurt che è un’attività profit, infatti è un profitto (in natura) per chi se lo produce e se lo mangia.
2 – catastrofi: è un luogo comune duro a morire, nato con l’idea di Keynes che qualunque cosa stimoli i consumi fa aumentare il PIL. L’evidenza empirica, la logica e autorevoli schiere di economisti affermano giustamente il contrario: per produrre ci vuole una dotazione di capitale (aratro, tornio, gru…), + beni capitali + PIL, le catastrofi distruggendo i beni capitali ovviamente fanno diminuire il PIL.


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